09.06.2020 di Davide Possi

“Essere imprenditore ha un significato profondo, è un modo di vedere il lavoro in una prospettiva sociale: è un impegno nei confronti di se stessi, della propria famiglia e delle persone con le quali vivi e lavori”.
Il Covid-19 ha messo a dura prova la capacità di ogni imprenditore di garantire la continuità e la possibilità di produrre flussi finanziari.
Non siamo ancora fuori dalla pandemia e, senza essere un esperto di economia, vedo molti settori in sofferenza: trasporti aerei, turismo, commercio, centri sportivi, solo per citarne alcuni. In questa fase definita 2 anche molti settori dell’artigianato restano totalmente fermi.
Un terzo delle imprese italiane è a rischio e con loro tantissimi posti di lavoro. L’intervento concreto dello Stato è diventato sempre più indispensabile, dando e non prendendo soldi dalle imprese.

(AFP)

In questo scenario, gli imprenditori come me hanno bisogno di certezze in cui credere, hanno bisogno di una comunicazione chiara da parte delle Istituzioni, con un piano strutturato per la ripresa nel medio e lungo periodo, e che non abbia solo un carattere di emergenza.
Si parla di crisi e, come sappiamo, è nell’origine della parola crisi l’opportunità. Oggi le opportunità sono date dai business emergenti o riconvertiti per nuove esigenze. Stanno nascendo e sviluppandosi business relativi alle app di delivery, ai misuratori della temperatura, ai varchi, alle mascherine, ai gel igienizzanti, solo per citarne alcuni.
Tutti elementi che da oggi faranno parte della nostra quotidianità e che ci confermano che nel mondo del lavoro, e non solo, il cambiamento avviene sempre più repentinamente e ad una velocità sempre maggiore. Sapersi adattare, quando non è possibile anticipare, diventa di vitale importanza.
Rispetto a questo scenario, cosa fare come imprenditore? Stare fermo, aspettare aiuti esterni e sperare che tutto torni come prima? Certamente no.
La nostra priorità è garantire stabilità e sicurezza a chi lavora con noi e per fare questo è fondamentale a mio avviso rivedere i piani strategici rispetto alla situazione mutata.
Operando nel campo delle telecomunicazioni, la nostra attività non è mai stata chiusa dai vari Decreti. Anzi, è stato il periodo in cui molti si sono resi conto di quanto si abbia bisogno della tecnologia e, con i nostri servizi, abbiamo potuto garantire la continuità a tante persone e attività.
Per la tutela delle persone che lavorano con noi, il 95% dei miei collaboratori ha svolto comunque l’attività in smartworking. Non è stato certo semplice, parliamo di 950 persone circa, molte delle quali hanno dovuto cambiare totalmente il loro modello di lavoro.
Ritengo che oggi sia necessario avere una pianificazione ancora più “scientifica” a medio e lungo termine. Come nel gioco degli scacchi, bisogna prevedere ogni mossa, provare a prevedere anche l’imprevedibile. Nelle pianificazioni passate sinceramente avevo sempre tenuto conto di diversi fattori che avrebbero potuto essere da ostacolo nel mio percorso da imprenditore (calo della domanda, concorrenti più agguerriti, eventi sfortunati in azienda, etc) ma mai avrei pensato di dover inserire e valutare tra i fattori un lockdown e tutto quello che può comportare.
Con questo obiettivo abbiamo creato un team di lavoro che disegni almeno i prossimi 3/5 anni della nostra azienda. Alcuni rischi sono ovviamente inevitabili, le conseguenze invece possono essere in molti casi previste e gestite.
Abbiamo già riorganizzato alcuni business esistenti per rispondere alle mutate esigenze. Uno di questi è il nostro servizio di riparazione dei devices, da qualche giorno è previsto anche a domicilio, sia per il ritiro che per la riconsegna, in modo che le persone non siano mai in difficoltà in caso di rottura di un dispositivo.
Inoltre abbiamo creato nuovi business, investendo capitali nonostante il periodo consigli forse il contrario. Uno di questi è l’assistenza da remoto per ogni tipo di dispositivo.
Per natura sono sempre positivo e mi auguro che la “nuova normalità”, come spesso si sente dire in questi giorni, sarà la fase in cui inizieremo a riprenderci le nostre vite personali e professionali.
Il Papa, nella sua preghiera in piazza San Pietro, ha ripreso un’immagine del Vangelo “Siamo tutti sulla stessa barca” e penso che sia proprio questo lo spirito che all’interno dell’azienda ognuno dovrebbe avere a prescindere da ruolo, responsabilità, attività. È remando insieme che riusciremo ad uscire da questa tempesta improvvisa che ci ha travolto e realizzare il desiderio comune di rinascita.
Questo è il tempo della responsabilità per tutti, di regole chiare, facili, antiburocratiche e non della facile demagogia populista.

 
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